UNICREDIT VUOLE CEDERE IL CREDITO SU PEGNO? PROTESTIAMO E INCATENIAMOCI!

NO ALLA CESSIONE DEL CREDITO SU PEGNO A GRUPPI STRANIERI

IL TESTO DEL COMUNICATO SINDACALE FABI – FIRST/CISL –FISAC/CGIL-UILCA/UIL
Dopo mesi di mezze notizie e parziali ammissioni (confuse e fumose) da parte di Unicredit, in un recente incontro con i Sindacati Andrea Casini, Co – Head Italy di Unicredit, ha affermato che una non meglio precisata trattativa per la cessione dell’intero comparto del Credito su Pegno ad altra società sarebbe a buon punto. Sinceramente non si riesce a comprendere perché un servizio redditizio, a sofferenze zero e, quindi, senza alcuna forma di contenzioso (non esistono crediti inesigibili nel Pegno perché se il debitore non paga il bene viene acquistato dal perito che ha espresso la valutazione), debba essere ceduto e non è chiaro nemmeno ancora in quale forma e sotto quali aspetti. Senza contare che, soprattutto nel nostro territorio, ma in tutto il Paese, il Credito su Pegno rappresenta – spesso – l’ultimo baluardo prima del baratro dell’usura e , comunque, una forma veloce e senza eccessive formalità (fatte salve quelle tecniche e di legge) di acceso al credito per privati e professionisti. Il Credito su Pegno, le cui origini risalgono al Medioevo, è un servizio che con il tempo si è evoluto e ormai, con immediatezza, con la sola presentazione di un documento di identità , del codice fiscale, in presenza della maggiore età e di un oggetto di valore, permette di avere subito una liquidità. Ci preoccupano non poco le ripercussioni sociali di una eventuale cessione del Settore e le conseguenze negative per i lavoratori addetti, tanto più se dovessero essere veritiere le voci che indicherebbero, nel possibile acquirente, una società privata che si occupa di aste e, quindi, nemmeno una azienda bancaria, con seri dubbi sulla tipologia contrattuale che andrebbe a caratterizzare i lavoratori eventualmente trasferiti. E’ singolare poi che, mentre Unicredit manifesta l’intenzione di privarsi del Pegno, la concorrenza (Banca Sistema) sembra intenzionata ad aprire a breve alcuni sportelli che effettueranno credito su pegno anche a Palermo. Le scriventi vigileranno attentamente sul futuro della Struttura, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione per difendere questo Servizio di tutela della fasce economiche più deboli ed in difficoltà e per salvaguardare le professionalità ed il futuro dei lavoratori addetti.
Palermo 9 ottobre 2017

LE RAPPRESENTANZE SINDALI AZIENDALI UNICREDIT PALERMO FABI FIRST/CISL FISAC/CGIL UILCA

LE DICHIARAZIONI STAMPA RILASCIATE DAL SINDACO DI PALERMO IN DATA 10 OTTOBRE

“Preoccupazione per il futuro occupazionale dei lavoratori, 60 in tutta la Sicilia, e per l’indebolimento del credito per le fasce sociali più deboli” è espressa oggi dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, in merito alla paventata cessione da parte di UniCredit del settore del prestito su pegno a un gruppo bancario straniero.

“Assistiamo ancora una volta – afferma Orlando – a una scelta che invece di sfruttare le potenzialità offerte da un servizio per rafforzare la presenza in Sicilia, rischia di indebolire ulteriormente il servizio creditizio nel nostro territorio, a danno di fasce di cittadini che difficilmente hanno altre possibilità di accesso al credito e che rischiano così di entrare in circuiti perversi e pericolosi, se non criminali.
Il Comune non può che offrire la propria disponibilità affinché si adottino soluzioni che tengano nel dovuto conto le esigenze del nostro territorio e della nostra regione, oltre che i diritti dei lavoratori”.

E IERI LA PRESA DI POSIZIONE DEL CANDIDATO GOVENATORE NELLO MUSUMECI
«L’attività di credito su pegno, che in Sicilia fino a metà degli anni ’90 è stata gestita dalla Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele, azienda nata per scopi morali, non può essere ceduta a gruppi stranieri. Cedere il servizio danneggerebbe l’utenza ed i lavoratori dell’ istituto che avrebbero seri problemi occupazionali, contrattuali e di mobilità». Lo afferma il candidato alla presidenza della Regione Siciliana Nello Musumeci intervenendo in merito alla paventata vendita dell’attività di pegnorazione di Unicredit a gruppi stranieri.

Anche la confederazione UGL Sicilia che nel settore credito ABI ha scelto la FABI per rappresentarla ha diramato questo comunicato stampa:
Unicredit. Levata di scudi contro la cessione della struttura del credito su pegno

Dopo le preoccupazioni espresse dai sindacati di categoria, e la posizione di netta contrarietà dichiarata dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, sulla trattativa per la cessione dell’intero comparto del Credito su Pegno ad altra società, è intervenuto anche il candidato Governatore del Centro Destra, Nello Musumeci, il quale ha lanciato un appello ad Unicredit, al fine di rinunciare all’operazione.

Per Musumeci, “cedere il servizio danneggerebbe l’utenza, ed i lavoratori interessati, che avrebbero seri problemi occupazionali, contrattuali e di mobilità”.

Alla dichiarazione di Nello Musumeci, fa eco anche il sindacato UGL Sicilia, per via del suo portavoce Filippo Virzì, che aggiunge “il Credito su Pegno di Unicredit in Sicilia, occupa nell’isola 60 dipendenti, di cui 40 soltanto a Palermo, la nostra preoccupazione oltre che per il mantenimento di tutte le garanzie occupazionali degli operatori investiti dalla paventata cessione, è anche di natura sociale, il credito su pegno svolge su un territorio martoriato dalla inoccupazione, una vitale funzione creditizia, l’alternativa al pegno legalizzato sarebbe l’usura, non comprendiamo come Unicredit consideri questo comparto assimilabile alle cessioni di asset non strategici”
E Unicredit ancora tace non tenendo in considerazione che i lavoratori interessati hanno perso la tranquillità perché pensano: “cosa ci succederà?”
Unicredit dovrebbe rinunziare all’operazione non solo per le ragioni morali enunciate dal Sindacato, da Leoluca Orlando e da Nello Musumeci ma perché se la realizzasse violerebbe gli accordi sottoscritti in relazione all’ultimo piano industriale.
Cosa prevede specificatamente l’accordo in merito alle cessioni di rami d’Azienda? Che fino al 2019 non si potranno fare.
E se Unicredit ci lascia sbattere e non risponde cosa possiamo fare noi dirigenti sindacali?
PROTESTIAMO ED INCATENIAMOCI!