Riscossione Sicilia. Posizione chiara ed enequivocabile della FABI che scrive ai parlamentari dell’ARS

 

Posizione chiara ed inequivocabile della FABI siciliana in merito alla problematica:

“Riscossione in Sicilia:

Ecco la lettera spedita oggi al Governo ed ai parlamentari dell’ARS

 

Ill.mo Presidente della Regione Sicilia

On.le Rosario Crocetta

Ill.mo Presidente del Parlamento Siciliano

On.le Giovanni Ardizzone

Ill.mo Assessore all’Economia

Dottor Alessandro Baccei

Ill.mo Presidente della Commissione II ARS

On.le Vincenzo Vinciullo

Ill.mi Presidenti dei Gruppi Parlamentari

del Parlamento Siciliano

Ill.mi Onorevoli deputati

del Parlamento Siciliano

 

 

Riscossione SICILIA. La posizione della Fabi in relazione al dibattito parlamentare presso l’ARS

La Federazione Autonoma Bancari Italiani, anche per evitare equivoci e strumentalizzazioni, in merito al futuro del servizio di riscossione delle imposte nell’isola pregiasi esporre all’attenzione dei parlamentari dell’ARS quanto segue:

In data 22 febbraio a Caltanissetta si è svolta una riunione alla quale hanno partecipato tutti i rappresentanti sindacali aziendali della FABI di Riscossione Sicilia unitamente ai Responsabili Territoriali, Regionali e ai dirigenti nazionali isolani dell’Organizzazione.

I presenti unanimemente e dopo ampio ed approfondito dibattito decidevano di auspicare che l’ARS ed il Governo Regionale decretassero chiusa l’esperienza del soggetto specifico siciliano ed aggregarsi assieme a tutto il resto d’Italia al costituendo soggetto unico nazionale che avrà sede presso l’Ufficio delle Entrate.

In coerenza di quanto sopra le strutture dell’Organizzazione si riconoscono nei  comunicati stampa del 7 marzo 2017, nell’articolo pubblicato da Italreport il 12 aprile che di seguito si trascrivono.

Inoltre la FABI condivide il contenuto della lettera del 12.4. 2017 esplicativa   inviataVi da Fisac ed altre sigle in merito alla problematica in esame.

Per quanto riguarda eventuali documenti a firma FABI contrastanti con la linea unanime e ufficiale  della FABI con la presente si dichiara il totale disconoscimento.

Palermo, 18 aprile 2017

LA SEGRETERIA REGIONALE E DEL COORDINAMENTO ESATTORIALI SICILIA DELLA FEDERAZIONE AUTONOMA BANCARI ITALIANI

 

Allegati:

Comunicato stampa 7 marzo 2017
FABI E FISAC CGIL AL GOVERNATORE CROCETTA ED ALL’ARS: METTETE FINE A RISCOSSIONE SICILIA
Carmelo Raffa, Segretario Coordinatore della FABI Sicilia e Francesca Artista, Segretaria Generale Fisac/Cgil Sicilia con un’iniziativa comune invitano il Governo della Regione ed i parlamentari regionali a prendere atto che non esistono più le condizioni per tenere in vita una Società che si occupa della riscossione dell’imposte nell’isola.
I sindacalisti si dichiarano preoccupati delle dichiarazioni rilasciate alla stampa dall’attuale Amministratore Unico di Riscossione Antonio Fiumefreddo che ventila l’ipotesi di sciogliere la Società e di passare il tutto alla Regione perché ciò potrebbe preludere alla creazione di una nuova Società o di un nuovo carrozzone siculo con costi enormi ed insostenibili dal precario bilancio regionale.
La strada maestra, secondo i Responsabili regionali di Fabi e Fisac, è quella già in fase di attuazione a livello nazionale e coinvolge tutte le altre regioni e che prevede il passaggio di tutto il personale Equitalia al nuovo Ente economico nazionale.
Il superamento di Riscossione Sicilia ed il conseguente passaggio al nuovo Ente nazionale, continuano Raffa e Artista, consentirebbe un enorme risparmio alla Regione che oltre ad avere in Sicilia un agente di riscossione all’avanguardia e senza costi aggiuntivi, darebbe serenità agli attuali dipendenti di Riscossione Sicilia che ormai sono ridotti per effetto dei vari esodi effettuati a 695 unità.
Occorre agire ed agire in fretta, affermano i sindacalisti, in considerazione che l’avvio del nuovo Ente Nazionale è previsto per il primo luglio.
Gli ultimi due anni di gestione, dichiarano Raffa e Artista, stanno profondamente segnando le vite dei lavoratori e delle lavoratrici, che con onestà e dignità svolgono con estrema difficoltà un compito difficile ed ingrato, applicando norme talvolta contraddittorie e che non agevolano l’attività di riscossione. Non temiamo le inchieste perché abbiamo fiducia nelle Forze dell’Ordine e nella Magistratura. Ma far diventare oggetto di gogna mediatica gli esattoriali siciliani non è certamente piacevole, in particolare per chi non ha il potere di avere ribalte nazionali o regionali di stampa per far valere le proprie ragioni e spiegare la verità dei fatti.
Auspichiamo quindi , proseguono Raffa e Artista, che con urgenza l’ARS faccia gli interventi legislativi necessari per mettere fine all’esperienza “Riscossione Sicilia” e che il personale ottenga tutte le tutele nel nuovo Ente Nazionale di Riscossione.
E concludendo i Responsabili Regionali di FABI e Fisac lanciano un appello a tutte le sigle sindacali presenti in Riscossione Sicilia:
“E’ indispensabile, visto l’attuale momento di emergenza, che sulle problematiche riguardanti i lavoratori esattoriali siciliani si superino le divisioni tra le sigle sindacali ed unitariamente si faccia fronte comune al fine di difendere realmente i lavoratori rappresentati.”
Carmelo Raffa ​​​ Segretario Coordinatore FABI Sicilia
Francesca Artista ​​Segretaria Generale Fisac/Cgil Sicilia

 

ITALREPORT.IT             12 APRILE 2017

CGIL e FABI su Riscossione Sicilia: superare la specificità e passare al soggetto unico nazionale.

Dopo la decisione adottata la settimana scorsa dalla Commissione Bilancio dell’ARS che ha deliberato per la chiusura della specificità siciliana per la riscossione dei tributi ed in attesa che su ciò si pronunzi in modo definitivo l’Assemblea Regionale Siciliana, oggi sull’argomento hanno preso posizione la Federazione Autonoma Bancari Italiani e la CGIL Sicilia unitamente al proprio Sindacato di Categoria Fisac Sicilia e Fisac Nazionale.

Ecco cosa scrive la FABI:
Chi vuole mantenere ancora la specificità siciliana per la riscossione in Sicilia?
La FABI: sarebbe auspicabile un soggetto unico per tutto il territorio nazionale.

Non poltrone da difendere ad ogni costo magari facendoli pagare ai lavoratori interessati ed alla comunità siciliana. È’ ciò che afferma il Coordinatore Fabi Sicilia, Carmelo Raffa, e che l’Organizzazione Sindacale a tutti i livelli: nazionale, regionale e di rappresentanza degli esattoriali ha auspicato con il superamento della specificità isolana ed il passaggio della gestione e del Personale al costituendo soggetto unico nazionale.

Basta con le recite a soggetto, aggiunge Raffa, sulla pelle di coloro che quotidianamente fanno il proprio dovere e a tal proposito diciamo che si metta la parola fine alle criminalizzazioni di cui sono stati oggetto fin’oggi i lavoratori.

A questo punto, continua il sindacalista della Fabi, la parola sulla gestione diventa esclusivamente di carattere politico e pertanto l’Assemblea Regionale siciliana dovrà pronunciarsi attraverso un voto che dovrebbe essere coerente con l’ultima deliberazione adottata dalla Commissione Bilancio.

 

Mentre la CGIL e la FISAC SICILIANA E NAZIONALE SCRIVONO:
Palermo, 11 aprile- “I siciliani hanno il diritto di avere un servizio di riscossione efficiente e funzionale, al pari di tutti gli altri cittadini italiani, con le stesse regole e le stesse possibilità, senza dover ricorrere a maggiori esborsi. Se si mantenesse una società regionale tutto ciò non sarebbe possibile ”. Lo sostengono in una nota la Cgil regionale e le strutture Fisac nazionale regionale che contestano al Presidente della Regione “il non avere finora attivato il tavolo Stato- Regione per avviare il percorso necessario a definire il passaggio delle funzioni dall’agente della riscossione siciliano a quello nazionale, volutamente ignorando- sottolineano- la riforma nazionale che rafforza la gestione pubblicistica del settore”. Nella nota Cgil e Fisac ripercorrono le ultime vicende che hanno riguardano la riscossione in Sicilia, “divenuta ancora una volta- scrivono- strumento di lotta politica”. “In questi mesi- affermano Cgil e Fisac- abbiamo assistito a continui veleni e a una discussione fuorviante come se fare ciò che sta avvenendo in tutta Italia, dare cioè all’Agenzia delle entrate la titolarità del servizio, possa essere considerato arbitrario pericoloso, perfino un favore a mafiosi ed evasori”. Cgil e Fisac rilevano che “è come se si volesse distrarre l’attenzione dal vero problema da affrontare : il fatto che non ha senso far pagare ai cittadini siciliani la gestione di una società, unica nel suo genere, che sinora ha accumulato solo perdite, e che certamente ha necessità di ulteriori investimenti ed interventi finanziari. E non ha senso mantenere una società regionale quando nel resto d’Italia lo stesso servizio è gestito dallo Stato”. Aggiungono ancora i sindacati “il bilancio della Regione Sicilia non si può certo permettere di utilizzare milioni di euro ogni anno per mantenere una società regionale senza averne concreti vantaggi per i cittadini ma solo costi aggiuntivi”. Cgil e Fisac definiscono “incongrue” le giustificazioni sulla presunta convenienza della società siciliana e specificanp “L’incasso della riscossione dei ruoli è stato sempre versato in modo automatico e trasparente a tutti gli Enti impositori, compresa la Regione Sicilia e la quota spettante a quest’ultima è stata definita proprio dall’attuale Governatore siciliano con gli accordi Stato–Regione da lui stesso siglati. Ed anche gli introiti del nuovo agente della riscossione resteranno in Sicilia, dato che oltre la metà sono destinati a pagare le retribuzioni e le lavorazioni necessarie a svolgere le attività saranno necessariamente affidate ad aziende che operano sul territorio siciliano”. Il sindacato sottolinea che “i lavoratori di Riscossione Sicilia sono stanchi di assistere a guerre e a strumentalizzazioni e hanno diritto a serenità e rispetto”.
“Se il Parlamento regionale decidesse di affidare al nuovo Ente economico nazionale dipendente da Agenzia delle Entrate il servizio di riscossione- scrive il sindacato- la Cgil e la Fisac saranno in prima linea nel chiedere al Ministero dell’Economia ed al Governo siciliano di attivarsi immediatamente e senza strumentali ritardi affinché non ci siano vuoti di gestione, in modo da consentire ai cittadini siciliani di fruire delle agevolazioni di legge al pari di quanto avviene nel resto d’Italia senza alcuna disfunzione”

 

 

Lettera inviata da Fisac/Cgil, Snalec/Sinfub, UGL E UNISIN (contenuto condiviso da FABI)

Ill.mo Presidente della Regione Sicilia

On.le Rosario Crocetta

Ill.mo Presidente del Parlamento Siciliano

On.le Giovanni Ardizzone

Ill.mo Assessore all’Economia

Dottor Alessandro Baccei

Ill.mo Presidente della Commissione II ARS

On.le Vincenzo Vinciullo

Ill.mi Presidenti dei Gruppi Parlamentari

del Parlamento Siciliano

Ill.mi Onorevoli deputati

del Parlamento Siciliano

 

A seguito della decisione della Commissione Bilancio dell’ARS di approvare un emendamento che prevede il passaggio delle funzioni di Riscossione Sicilia Spa e del suo personale al nuovo Ente economico nazionale previsto dall’art. 1 del D.L.193/16 di riforma del sistema di riscossione in Italia, abbiamo letto una serie di affermazioni che, a nostro modesto avviso, non risultano veritiere e rischiano di fornire una informazione sbagliata e fuorviante rispetto alla realtà.

Pertanto vorremmo fornire un contributo, che ci auguriamo essere di chiarezza e di verità, elencando punto per punto gli argomenti trattati.

  • In primo luogo, non corrisponde al vero che liquidando Riscossione Sicilia si creerebbe una paralisi in una fase molto delicata che interessa centinaia di migliaia di siciliani che vorrebbero rottamare il proprio debito. Infatti, anche nel resto del territorio nazionale, dal 1 luglio, l’Agente della Riscossione (Equitalia) cesserà di esistere e sarà assorbito dal nuovo Ente economico nazionale, senza alcun problema operativo né per la riscossione né tantomeno per i cittadini interessati alla “rottamazione” delle cartelle esattoriali. Non si comprende, pertanto, perché ciò non possa accadere anche in Sicilia con Riscossione Sicilia.
  • Inoltre, è stato affermato che attraverso l‘accordo con lo Stato, la Regione preleva direttamente le proprie entrate fiscali senza passaggi intermedi nazionali; mentre riportando la riscossione sotto il controllo dello Stato, si introdurrebbe un passaggio intermedio che priverebbe la Regione di tale diritto. Anche questo non corrisponde al vero in quanto basta leggere il contenuto del patto tra Stato e Regione siglato dal Presidente Crocetta e confluito nel Decreto Legislativo 261 del 2016, con il quale si sancisce soltanto che alla Regione Sicilia spetti una quota predeterminata di tributi. Quindi non esiste lo spauracchio di uno Stato che riscuote direttamente i tributi e trattiene per sè quello che vuole, dal momento che gli importi da trasferire alla Regione Sicilia sono stati esattamente individuati e quantificati.
  • Ancora, è stato affermato che liquidando Riscossione Sicilia sarebbe a rischio il contenzioso aperto con la Banca Montepaschi: è fin troppo evidente, tuttavia, che tale contenzioso potrà essere gestito al meglio dalla stessa Riscossione Sicilia in liquidazione, per conto della Regione Sicilia.
  • E’ stato altresì affermato che, Riscossione Sicilia non sarà più in perdita per effetto degli introiti di aggio della “rottamazione”, quantificati in circa 48-50 milioni di euro. Si dimentica di dire però che, non solo gli incassi da rottamazione sono ipotetici e sono distribuiti su due anni (2017 e 2018), ma anche che tali incassi non sono aggiuntivi rispetto alla normale riscossione, ma ne inglobano una alta percentuale se non la totalità. Pertanto i circa 25 milioni di aggio per anno che Riscossione Sicilia prevede di ricavare dalla rottamazione negli anni 2017 e 2018 non si aggiungono ai circa 60 che si incassano ogni anno, ma ne sono parte.

Inoltre, è necessario sottolineare che la “rottamazione” rappresenta una misura una-tantum.

Ogni suo eventuale e solo ipotetico effetto positivo sarebbe destinato a cessare già nel 2018, con la inevitabile conseguenza di accumulare perdite subito dopo.

Ogni possibile ulteriore liquidità che la società dovesse incassare per effetto della rottamazione, non basterebbe ad assorbire le esposizioni debitorie accumulate sinora dalla stessa.

Non va ignorato, infine, che, al fine di ridurre le perdite di bilancio, negli ultimi anni la Società ha generato molteplici contenziosi con i dipendenti, in conseguenza del mancato riconoscimento di mansioni e di altri compensi contrattuali. Tali mancati esborsi, non mancheranno di aggravare in futuro la situazione economica e patrimoniale della Società.

Come afferma pure la Corte dei Conti, la riscossione dei tributi in Sicilia non funziona. E non per colpa dei dipendenti, ma per una serie di carenze e deficienze che gli amministratori e la politica regionale non hanno saputo né potuto risolvere.

Oggi non si perda l’occasione di affidare il servizio all’istituendo Ente nazionale, il quale disporrà di risorse economiche, infrastrutture e poteri che in Sicilia oggi non esistono e che la nostra regione non può permettersi.

Liquidare Riscossione Sicilia ed affidare il servizio all’istituendo Ente nazionale che lo continuerà a svolgere, senza soluzione di continuità, con il personale di Riscossione Sicilia, significa assicurare anche alla nostra Regione un servizio più efficiente, senza farne gravare il peso economico sulle tasche dei contribuenti siciliani (che fino ad oggi hanno dovuto sopportare il peso economico di decine di milioni di Euro all’anno a copertura delle continue perdite d’esercizio). Significa pagare tutti per pagare meno.

Per quanto sopra esposto confermiamo la richiesta di applicare in Sicilia la previsione legislativa già in vigore nel resto d’Italia, e prevedere rapidamente il passaggio di funzioni e personale al nuovo Ente economico attraverso il confronto al tavolo Stato-Regione già aperto dal Governo nazionale.

Grave responsabilità peserebbe su chi ritenesse che una società che riscuota le imposte in una sola regione possa avere un bilancio in equilibrio: le percentuali di aggio, ridotte dal 2016 dall’8% al solo 6% possono dare respiro solo ad una società o un Ente che operi su tutto il territorio nazionale, che possa bilanciare le perdite delle regioni più povere con i ricavi derivanti dalla riscossione nelle regioni più ricche, insieme ad una corretta economia di scala che solo chi lavora sull’intero paese può realizzare.

Ci auguriamo pertanto che il Parlamento siciliano decida con saggezza e lungimiranza per

evitare che sui cittadini ricada il peso di una ulteriore tassa:

quella per mantenere chi le tasse deve riscuotere.

Palermo, 12 aprile 2017

LE SEGRETERIE REGIONALI E DI COORDINAMENTO AZIENDALI

 

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